Paolo Pagani

Coronavirus: errare è umano, perseverare…

| Articolo Uno

La storia è maestra di vita ma non ha scolari, diceva Antonio Gramsci. Neanche nel breve periodo. Le risposte, pratiche e teoriche, alla pandemia ne sono il paradigma.

In Lombardia, e a cascata a Brescia, si è combattuta la prima ondata senza la prima linea del territorio e ci si è arroccati negli ospedali. Diretta conseguenza dei mali e limiti strutturali del modello lombardo. Ebbene, il virus ci ha dato in po’ di tempo, e il governo i soldi, per affrontare in modo diverso l’inevitabile seconda ondata, ma la Lombardia, e a cascata Brescia, non ha saputo farne buon uso. Sempre per via della hybris, figlia dell’ideologia del modello lombardo. E di un’altra cosa. Che è espressa con assoluta chiarezza nell’intervista di Salvini ad una radio locale. Dice il capo leghista: oggi sono morti in 130 per il Covid, ma 1800 per altre malattie.

La sottovalutazione, l’incapacità di dismettere l’abito della contrapposizione, sempre e comunque, a quello che fa e dice il governo, la strumentalizzazione eletta a linea politica sono alla base di quelle affermazioni. E le azioni, per parafrasare un detto latino, sono conseguenza delle idee. E questa idea di un virus clinicamente morto ha fatto si che il sistema di tracciamento dei contatti sia saltato dopo una settimana.

Ma torniamo a Brescia. Tutta la vicenda della scala 4 al Civile è lì plasticamente a dimostrare il fallimento di una classe dirigente. Qui non interessa discutere se la scelta sia giusta o sbagliata. Interessa sottolineare che se quella fosse stata la risposta opportuna, doveva essere pronta da almeno un mese. Il fallimento di una classe dirigente si misura principalmente su modi e tempi di realizzazione di quelle che essa ritiene siano le misure strategiche.
Qui e ora, quindi, ancora una volta, in alto e in basso, bisogna supplire agli errori e alla inadeguatezza del sistema sanitario lombardo. Se non si può più contenere, bisogna mitigare. In alto il governo dovrà assumere a breve provvedimenti più drastici, salvaguardando cuore e polmoni: lavoro e scuola.
In basso i sindaci devono prendere il coraggio a due mani. E, considerando che il governo ha garantito l’assegnazione delle forze necessarie, ad horas bisogna chiudere molto prima delle 23 le zone più a rischio. E prevedendo forme di ristoro, che il governo non potrà che finanziare.

Il criterio fondante del ristoro non potrà che fare riferimento, ovviamente, alle dichiarazioni dei redditi del 2019.

Paolo Pagani
segretario provinciale di Articolo UNO di Brescia

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